NBA alle prese con il riposo delle star

 In Basket NBA

Inizia la primavera e l’NBA si trova nuovamente ad affrontare l’ambiguità nella quale è prosperata in questi anni: agonismo o spettacolo?

Tutta colpa di una recente partita tra San Antonio Spurs e Golden State Warriors che per poco non veniva giocata da mascotte e cheerleaders per via dell’elevato numero di giocatori infortunati o tenuti a riposo. Sebbene in questo caso ci siano state una serie di coincidenze incredibili, compresa l’aritmia cardiaca di Lamarcus Aldrige, sono anni che soprattutto Popovich tiene a riposo le “star” in determinate partite per recuperare infortuni o semplicemente per evitare un sovra-affaticamento.
Se può sembrare normale, soprattutto in partite di poco conto, c’è da considerare il pubblico televisivo, i diritti, gli sponsor e tutto quello che ruota intorno al business sportivo più grande del mondo che vuole vedere le star in campo.

Che fare? Seguire ciò che serve per avere giocatori freschi soprattutto nei playoff? O piegarsi alla legge del business e far stramazzare i giocatori in campo?
L’NBA sono diversi anni che sta valutando di ridurre il minutaggio delle partite, da 48 a 40, o addirittura il numero stesso delle gare, senza mai arrivare ad una conclusione.

In questa circostanza il Commissioner Adam Silver ha inviato alle squadre una nota minacciando pesanti sanzioni, come già si fece in passato, e ricordando che ci sono spettatori e sponsor da rispettare.

Non si sono fatte attendere le reazioni del campo. Il primo è stato LeBron James che pur essendo la punta di diamante della Lega, non si tira indietro “Alcuni giocatori hanno bisogno di riposare. Quando non è dato saperlo. Spetta allo staff tecnico, e solo a loro, capire e decidere cosa è meglio per loro soprattutto per quelle squadre che vogliono arrivare fino in fondo. Ho giocato infortunato, stringendo i denti parecchie volte: mi sono meritato il diritto di prendere un turno di riposo per essere più fresco nei playoff” E rincara la dose “Cosa c’entrano i proprietari con la scelta legata a chi gioca e chi riposa? Alcuni patron non vengono nemmeno alle partite.”

Sulla vicenda interviene anche Steve Kerr, coach dei Warriors, con una proposta chiara “Sarei pronto ad abbassarmi lo stipendio di fronte ad un calendario meno intenso, magari da 75 partite

Ovviamente tutti si sono rivolti a colui che ha fatto più uso di questa pratica, Popovich che ha risposto in vario modo sulla faccenda. Uno dei passaggi più interessanti è stato “Decidete: volete vedere questi giocatori in campo ogni singola partita o li volete vedere per altre tre o più anni di carriera? E li volete vedere ai playoff senza che ci arrivino infortunati? La realtà è che dosando le forze durante la stagione abbiamo allungato a questi ragazzi la carriera”.

Cosa succederà ora? Ci sarà ad aprile il board dei proprietari delle franchigie, la questione è all’ordine del giorno ma in molti pensano che l’NBA aspetterà la fine della stagione per non avvelenare i playoff prossimi ad iniziare. E anche il business, ovviamente.

Share
Recommended Posts

Leave a Comment

Share