Valerio D’Angelo, I feel the Game

 In Basket e comunicazione

Chi è Valerio D’Angelo? Non è un giocatore. Non è un allenatore. Non è un presidente. Allora perché cavolo parla di pallacanestro?

Definisco Valerio D’Angelo come uno dei più entusiasti sostenitori di questo sport e uno dei migliori veicoli di questo entusiasmo.

Valerio ha scritto un divertente libro, Basket: I Feel This Game (Lithos Editrice, prefazione di Gianluca Basile), che racconta come ha incontrato, o come ha fatto di tutto per incontrare, alcuni dei più famosi giocatori di pallacanestro, compresi quelli NBA. Ho letto il libro che mi ha divertito tantissimo, per la dovizia di particolari e per le situazioni che ha creato.
Impossibile non scambiare due chiacchiere con Valerio!

Valerio, tu e la pallacanestro in dieci parole!
Un ammalato di basket, la mia più grande passione!

Valerio Dangelo I Feel this Game

Quello che mi è piaciuto di più del tuo libro è il mix tra incontri pianificati, quasi da stalker, ed incontri totalmente casuali. Alla fine, quali sono stati i più divertenti?

Sicuramente l’aver sorpreso tutti, senza molta possibilità di contromisure (avrebbero potuto buttare giù la chiamata, o l’alternativa sarebbe stata solo il fidarsi), nell’iniziare a parlare in italiano con Kobe Bryant in una diretta radiofonica americana, dopo aver fatto tutta la trafila di ingresso nella conference call e relative istruzioni in inglese, é stato alquanto buffo e divertente… O, per lo meno, Kobe ha riso di gusto, ed io quella notte ho faticato a riaddormentarmi dall’emozione.

Di là verità, a San Francisco, per incontrare Kobe ed Lakers, un po’ te la sei vista brutta!
Non che mi sia mai sentito in pericolo, quello assolutamente no… Pero’ diciamo che un certo tasso di ostilità era proprio nell’aria. Non appena gli altri presenti abbiano realizzato come non fossi, e non avessi intenzione di divenire, un abituee, si sono tranquillizzati, anche se hanno continuato a guardarmi di sottecchi.

Dei tuoi incontri ti invidio forse quello con Ginobili, perché dico spesso che “Manu è Il Basket”. Tra tutti i personaggi che hai incontrato, ci sono anche alcuni dei tuoi miti?
Da vero e proprio “malato di basket”, di giocatori per cui io abbia avuto o abbia tuttora un debole cestisticamente parlando, con particolare predilezione per quelli di scuola FIBA e gli “internationals” che abbiano detto la loro anche nella NBA, ce ne sono un po’.
Di recente, nel primo ed unico gioco ad inviti sui social cui abbia partecipato (per il basket, si può fare un’eccezione!) ho elencato i giocatori che, per un motivo o per un altro, mi hanno segnato. Posso quindi attingere da quell’elenco lì (ordine sparso): Kobe Bryant (etica del lavoro, relentlessness e voglia di perfezionarsi sempre), Tim Duncan (un Esempio: essere il più grande senza necessità di eccessi), Michael Jordan (il 23… Nessuna ulteriore spiegazione é necessaria), Manu Ginobili (creatività ed imprevedibilità cestistica uniche nel proprio genere), Carlton Myers (il campione che ci ha trascinato alla prima grande soddisfazione sportiva di sempre per me con l’oro di Euro ’99, nonché grande persona), Gianluca Basile (leadership fuori dal comune e giusta dose di modestia allo stesso tempo), Dejan Bodiroga (smodato IQ cestistico e padronanza dei fondamentali capisaldi in un mondo in cui la dominanza atletico-fisica la fa sempre più da padrona).

Ancora di più dopo i Mondiali in Spagna, si parla dell’evoluzione del basket, della differenza tra quello NBA e quello europeo, sul livello di quello italiano anche in relazione alla Nazionale. Da esperto, perché lo sei, tu che ne pensi?
Un quesito che mi pongo più o meno da quando la mia età non era ancora andata in doppia cifra, e che ho ossessivamente chiesto e proposto ai diretti interessati, ovvero i giocatori, ogni qualvolta ne abbia avuto l’occasione. È vero, l’evoluzione ho cercato per quanto possibile di seguirla da vicino, ma a volerne discutere con tutti i crismi del caso ed approfonditamente si potrebbe probabilmente scrivere un libro a parte… I Mondiali ci hanno mostrato come degli USA, etichettati come privi di stelle, (a tal proposito, occhio a quello con il monociglio… [Antony Davis, ndr]), abbiano portato a casa l’oro in relativa scioltezza. Ciò detto, la rincorsa FIBA non é finita, anzi… Per ciò che concerne invece la Nazionale aspetto, come tutti, con ansia il momento in cui il nostro gruppo (che ha, tra i vari punti di forza, quello di essere composto da amici, nel vero senso) sarà al completo e proverà a dire la sua. Non posso di certo definirmi superstizioso (anzi…), però è innegabile l’aver notato la coincidenza: Nantes ’83, Parigi-Bercy ’99, Lille ’15… Sempre Francia e sempre a distanza di 16 anni, non sia mai che ci porti bene.

Ok, visto che scriverai anche la seconda edizione di “Basket: I feel this Game”, quale è l’incontro da sogno che vorresti organizzare?Pensi già ad una seconda edizione? Magari! Dalla lista di giocatori che mi abbiano segnato particolarmente, resta ormai solo MJ da incontrare… Scherzi a parte, ad ottobre sono andato a Berlino a vedere gli Spurs da vicino e ho avuto occasione di raccogliere parecchio materiale. Laddove non fossi riuscito in prima persona poi, mi aiuto sempre coi social network:

Se volete conoscere di più Valerio e soprattutto se volete divertirvi con i suoi incontri spericolati, potete trovare il libro qui:

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